Partita IVA per vendere online: come aprirla, costi e tipologie per ecommerce

Avete deciso di lanciare il vostro ecommerce? Il primo passo da fare per iniziare è aprire una partita IVA per vendere online.

In questo articolo scopriremo cos’è la Partita IVA, a chi serve e come fare per aprirla senza commettere errori. Cominciamo!

Cos'è la Partita IVA?

Si tratta in pratica di un tributo che il cittadino versa allo Stato e che viene calcolato sul valore aggiunto che un prodotto acquisisce in ogni fase della sua produzione.

È un numero composto da 11 cifre. Nelle prime 7, indica il lavoratore autonomo, l’azienda o il libero professionista che opera in un mercato. Le 3 cifre seguenti, invece, corrispondono ad un codice identificativo dell’Ufficio dell’Entrate, mentre l’ultima è un codice di controllo, per verificare la correttezza delle prime 10 cifre.

La partita IVA identifica il singolo contribuente e gli permette di lavorare in autonomia e nel rispetto della legislazione italiana per l’emissione di fatture e il versamento dei contributi ai fini previdenziali.

Partita IVA ecommerce: quando è necessaria?

partita iva ecommerce

Il commercio elettronico è stato regolamentato con il decreto Bersani (D.Lgs. 114/98). In questa sede viene stabilito che il commercio online è assimilabile al commercio in generale e che entrambi sono regolamentati dalle stesse normative.

In merito ai criteri per l’apertura della partita IVA regna un po’ di confusione, soprattutto è diffusa l’idea del criterio dei 5.000 € di fatturato, cifra sotto il quale non sarebbe necessaria. In realtà i criteri che governano l’apertura della partita IVA sono altri, ovvero l’abitualità e la continuità.

Se esercitate un'attività economica con carattere abituale e di continuità commerciale siete soggetti all’obbligo di apertura di partita IVA.

Per carattere abituale e di continuità si intendono tutte quelle attività che hanno una durata complessiva superiore ai 30 giorni.

Ad esempio, se in un anno svolgete un lavoro che ha una durata inferiore ai 30 giorni (facciamo 25), ma che vi frutta 6.000€, non siete tenuti ad aprire la partita IVA perché si tratta di una prestazione occasionale. (In questo caso potreste versare una ritenuta d’acconto e i contributi sulla parte eccedente i 5000€).

Secondo la legge italiana, quindi, l’apertura della partita IVA è soggetta alla frequenza con cui viene svolta un’attività e non al guadagno che questa può portare.

Poi, se il compenso lordo è superiore a 5.000 euro, pur non essendo obbligati ad aprire la Partita IVA dovrete iscrivervi alla Gestione separata dell'INPS e versare i contributi previdenziali.

Partita IVA per vendere online: come fare?

Come abbiamo detto, la normativa non fa differenza tra vendita tradizionale e online. Pertanto chi avvia un ecommerce viene considerato a tutti gli effetti come un commerciante e di conseguenza soggetto ad adempimenti ed obblighi fiscali per vendere online.

Come aprire partita IVA ecommerce in 10 passi

Vediamo ora quali sono i passaggi da compiere per aprire una partita IVA per un negozio online.

1. Individuare il codice ATECO per aprire una partita IVA per ecommerce

Il codice ATECO è un numero composto da sei cifre che identifica le diverse attività economiche a livello statistico. Per individuare quello corretto per la vostra attività vi basta andare sul portale ATECO di Infocamere: qui potete trovare il codice attraverso una semplice ricerca testuale (ad esempio, cercando “Ecommerce”, in questo caso 47.91.10 identificabile come “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotti effettuato via internet”).


2. Autorizzazioni e adempimenti per partita IVA per vendere online

Nel portale ATECO di Infocamere potete anche visualizzare, se presenti, le autorizzazioni e gli adempimenti per portare a termine l’attività relativa al singolo codice ATECO.

Questi adempimenti sono differenziati tra quelli facenti riferimento alla normativa locale (relativi quindi all’attività portata a termine nel Comune di riferimento) e alla normativa nazionale (comune a tutte le attività del territorio italiano facenti capo allo stesso codice ATECO).

infocamere partita iva

3. Scegliere il regime fiscale al quale aderire per aprire la partita IVA per vendere online

Una volta individuato il proprio codice ATECO è necessario scegliere il regime fiscale e il profilo contributivo.

Esistono differenti regimi fiscali in Italia per le attività che necessitano di partita IVA: forfettario, ordinario e semplificato (ne parleremo più avanti).

L’adesione ad un regime piuttosto che ad un altro fa riferimento a valutazioni e requisiti relativi al giro d’affari che andrete a creare e alla vostra posizione fiscale e contributiva corrente.

Il regime forfettario offre semplificazioni consistenti ma non permette la deduzione dei costi (il reddito imponibile viene calcolato in modo forfettario in base al coefficiente di redditività) e ha requisiti specifici: ad esempio, se siete già dipendenti di una società a tempo pieno e avete un reddito da lavoratore dipendente superiore a 30.000 euro, o se il fatturato annuo della vostra attività commerciale è superiore a 65.000 euro, non vi è permesso aderire al regime forfettario.

4. Per aprire la partita IVA per ecommerce è necessaria l’iscrizione alla Camera di Commercio

La Camera di Commercio è un ente autonomo che detiene il Registro delle Imprese, un elenco al quale tutte le imprese sono obbligate a iscriversi.

Per l’iscrizione è previsto un costo di 130-150 € tra bolli e istruttoria mentre il pagamento annuale di 50€.

5. Anche per la partita IVA per ecommerce è necessaria la dichiarazione SCIA

La SCIA, Segnalazione Certificata Inizio Attività, è una dichiarazione di inizio attività da parte degli imprenditori agli organi competenti, in questo caso il SUAP, lo Sportello Unico delle Attività produttive del Comune di competenza.

Si tratta di una dichiarazione con la quale si comunica al proprio Comune l’inizio dell’attività economica, senza dover attendere autorizzazioni.

Dichiarazione SCIA per ecommerce

6. Iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS

L’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, è necessaria per i titolari di imprese che operano nel settore del commercio, del terziario e del turismo, per il versamento dei contributi.

7. Partita IVA per ecommerce con un business plan

Una volta identificato il regime al quale aderire per la vostra attività, vi consigliamo di scrivere un business plan che tenga conto delle eventuali entrate, delle relative imposte da pagare e dei contributi a fini previdenziali da versare. È molto importante essere a conoscenza delle spese che si andranno a sostenere nel corso della vostra attività per non avere sorprese dell’ultimo minuto.

8. Aprire la partita IVA online è possibile?

Una volta che avete identificato la tipologia di attività e vi siete accertati che le spese da affrontare siano economicamente sostenibili dai ricavi generati, potete richiedere l’apertura della Partita IVA.

Per farlo è necessario compilare il modulo AA7/10 o AA9/12 e consegnarlo fisicamente alla locale Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

È anche possibile fare richiesta tramite i servizi online istituzionali, inviando il modulo in via telematica attraverso il servizio dell’Agenzia delle Entrate, Fisconline. Un servizio che permette di inviare le proprie dichiarazioni, i pagamenti con F24, compilare le fatture elettroniche ecc.

9. Partita IVA per vendere online: rivolgetevi ad un commercialista per la contabilità

Sebbene alcuni regimi fiscali (come quello forfettario) abbiano semplificato al massimo la gestione contabile della propria attività, vi consigliamo comunque di far riferimento ad un commercialista. Il servizio del commercialista può salvarvi da eventuali errori nel calcolo di imposte dovute e versamento contributivo (e penali da pagare) oltre che ricordarvi le scadenze di tali pagamenti.

10. Controllate questa checklist prima di partire e iniziate a vendere!

In questo articolo troverete la checklist completa con tutti i punti essenziali per aprire il vostro negozio online.

Partita IVA negozio online: la fatturazione
fatturazione partita iva

Come comportarsi riguardo all’emissione delle fatture?

Per la vendita online, la normativa esonera l’imprenditore dall’emissione del documento commerciale (il vecchio scontrino fiscale) che trasmette telematicamente gli incassi al cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Restano quindi solo due casi:

  • se il cliente è privato la fattura non va emessa a meno che non sia il cliente stesso a richiederla;
  • se il cliente è un’azienda la fattura va sempre emessa.
Dall’entrata in vigore della fatturazione elettronica, a gennaio 2019, anche gli ecommerce sono tenuti a compilare la versione digitale delle vecchie fatture. Qui potete trovare un elenco di app gratuite e a pagamento per la compilazione.

Si tratta di fatture digitali che hanno lo scopo di ridurre i consumi e i costi di stampa e contrastare l’evasione fiscale.

La nuova normativa lascia invariato l’obbligo di utilizzo del registro dei corrispettivi.

Tipologie di partita IVA

Adesso che abbiamo visto come aprire un negozio online e una partita IVA per ecommerce, sarà bene fare un po’ di chiarezza sulle varie tipologie, per scegliere il regime fiscale più adatto alla propria attività commerciale.

Esistono tre tipologie di partita IVA, o meglio tre regimi fiscali:

  • regime ordinario;
  • regime semplificato;
  • regime forfettario.
  • Vediamo brevemente le caratteristiche per ciascuna tipologia.

Regime ordinario

È il regime riservato principalmente alle società per azioni (SPA) o a quelle a responsabilità limitata (SRL), e più in generale a tutte le imprese o professionisti che superano i seguenti limiti di fatturato:

  • 400.000 € per le prestazioni di servizi;
  • 700.000 € per le altre attività.
Il regime ordinario richiede una serie di obblighi e imposte:

  • la tenuta dei registri IVA e degli incassi/pagamenti;
  • la tenuta del registro dei cespiti;
  • il libro unico del lavoro (se si hanno lavoratori dipendenti);
  • la ritenuta d’acconto da inserire nelle fatture (solo per i professionisti);
  • il pagamento dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IVA;
  • il libro giornale;
  • il libro inventario.

Regime semplificato

Nel regime semplificato rientrano tutte quelle attività che si tengono al di sotto dei limiti di fatturato di 400.000 e 700.000 € sopra indicati.

Per quanto riguarda gli obblighi e le imposte, le condizioni rimangono le stesse del regime ordinario, con l’esclusione del libro giornale, del libro inventario e il pagamento dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IVA, che non è richiesto.

Regime forfettario

Per i liberi professionisti o le piccole imprese, il legislatore ha previsto il regime forfettario. Questa tipologia di partita IVA è adatta a chi intraprende un’attività per la prima volta e non intende correre troppi rischi.

Il regime forfettario, infatti:

  • presenta una tassazione più bassa;
  • ha limiti di fatturato inferiori, 65.000 € annui sia per le prestazioni di servizi, sia per le altre attività;
  • permette di iniziare con piccole somme;
  • il reddito imponibile è pari al 40% dei ricavi;
  • l’imposta sostitutiva, applicata al reddito imponibile, non varia in base al fatturato ma è del 5% per i primi 5 anni e del 15% per quelli successivi;
  • non prevede IVA nella fatturazione;
  • non prevede la tenuta di registri contabili.
  • limiti fatturato regimi fiscali partita iva

Quindi, se vi state chiedendo quale regime fiscale adottare, la risposta non può non essere: dipende dall’attività che si vuole impiantare.

Costo apertura partita IVA

Ma quali sono i costi per la partita IVA?

Se decidiamo di applicare, come avviene solitamente, il regime forfettario, una volta calcolato il reddito imponibile (il 40% dei ricavi), possiamo parlare di due tipologie di costi principali:

l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% ( come abbiamo visto precedentemente) da applicare al reddito imponibile;
i contributi fissi alla Gestione Artigiani e Commercianti.
Il profilo contributivo fa riferimento al codice ATECO. Per le attività artigianali e di commercio è necessaria l’iscrizione all’INPS Artigiani e Commercianti a cui versare i contributi.

Sono previsti due tipi di contributi fissi:

  • per un reddito che va da 0 a 15.953 € i contributi ammontano a 3.850 € annui (da pagare in 4 rate);
  • per un reddito superiore a 15.953 €, ai contributi fissi va aggiunto il 24% del reddito eccedente. Questo significa che, per un reddito di 17.000 €, il contributo fisso viene maggiorato del 24% del reddito che eccede e cioè di 1.047 € (17.000-15.953).
Per il regime forfettario, è possibile richiedere una riduzione del 35% sui contributi previdenziali (che in questo caso saranno l'unica voce deducibile).

NOTA: Questo articolo può contenere delle semplificazioni e non è in alcun modo da intendersi come una consulenza legale, né instaura alcun tipo di relazione avvocato-cliente. Rivolgetevi a un professionista per informazioni specifiche relative alla vostra situazione.

Articolo di Matteo Moroni Adempimenti legali realizzato in collaborazione con Raffaele Negro di iubenda, un’azienda che offre a più di 70.000 clienti in tutto il mondo soluzioni software ed assistenza per il rispetto degli obblighi di legge online, modificato e adattato da Martino Masu CEO & Founder easilyecommerce.